Archive for the ‘libri’ Category

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Primo Levi – Se questo è un uomo

2 ottobre 2009

“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore.
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi,
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.”

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Pochi giorni fa ho finito di leggere l libro: “Se questo è un uomo”, di Primo Levi.
Un libro che ha riportato vivide nella memoria tante immagini, ricordi, numeri, facce, corpi.
E ho voluto rendere partecipi anche voi di queste emozioni.
Guardate questi video.
Ma soprattutto leggette le parole scritte in alto.
Sono le parole di introduzione al libro scritte da Primo Levi.
Leggetevi l’odio, la rabbia, l’amore, la sofferenza che vi sono racchiuse dentro.
Non dimentichiamo mai… Vi prego.. Non dimentichiamo.

– Vincenzo –

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Il quinto giorno

17 gennaio 2009

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“Oggi pomeriggio ho camminato per ore.

A tratti quasi arrancando,

in alti momenti correndo come un pazzo.

Alla ricerca di un…… sentimento.

Pensavo di calarmi in una situazione emotiva

adatta alle cicrcostanze,

e invece mi sono soltanto fatto del male.

Non so se tu abbia mai provato una sensazione simile…

ovunque tu sia, vuoi solo andartene.

Tutto sembra schiacciarti

e improvvisamente ti accorgi che non dipende da te.

Capisci che sei tu quello che se ne vuole andare.

Sono i luoghi che vogliono staccarsi da te.

Ma nessuno ti spiega a quale luogo appartieni,

e così corri e corri….”

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La leggenda del pianista sull’ Oceano

23 settembre 2008

“Perchè non scendi una volta? Che ti costa? Anche solo una volta…
Perchè non lo vai a vedere il Mondo con gli occhi tuoi….!
Ci hai mai pensato? Tu potresti fare quello che vuoi.

Suoni il pianoforte da Dio, impazzirebbero per te.
Ti  faresti un sacco di soldi

e potresti comprarti una bella casa,
potresti farti una famiglia… perchè no?
Non potrai continuare tutta la vita

ad andare avanti e indietro come uno scemo…
Il mondo è li…! C’è solo quella fottuta scaletta da scendere.

Che sarà mai!? Qualche stupido gradino….
Cristo… c’ è tutto alla fine di quei gradini.

Tutto! Perchè non te ne scendi da qui?
Una volta almeno… una sola volta… Perchè non scendi?”

“Perchè, Perchè, Perchè, Perchè, Perchè, Perchè, Perchè…
Perchè, Perchè, Perchè?
Mi sa che voi sulla terra sprecate il vostro tempo

a porvi troppi perchè.
D’inverno non vedete l’ora che arrivi l’estate

e poi d’estate avete paura che ritorni l’inverno.
Per questo non vi stancate mai di viaggiare,

di rincorrere il posto dove non siete…
dove è sempre estate…..!
Non dev’essere un bel lavoro…..”

Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine.
La fine! Per cortesia… si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello su quella scaletta

e io ero grande con quel bel cappotto…
Facevo il mio figurone.
E non avevo dubbi che sarei sceso. Non c’era problema.
Non è quello che vidi che mi fermo Max, ma quello che non vidi.

Puoi capirlo? Quello che non vidi….
In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la Fine.

C’era tutto… ma non c’era una fine.
Quello che non vidi è dove finiva tutto quello… la fine del Mondo!
Tu pensa a un pianoforte: i tasti iniziano, i tasti finiscono!
Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti.
Non sono infiniti loro. Tu sei infinito.

E dentro a quegli 88 tasti la muisica che puoi fare è infinita
Questo a me piace. In questo posso vivere.
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me

si srotola una tastiera di milioni di tasti;
milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai…

e questa è la verita: che non finiscono mai!
Quella tastiera è infinita.
Ma se quella tastiera è infinita

allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare…
e sei seduto sul seggiolino sbagliato:

quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade!?

Anche soltanto le strade: ce ne erano a migliaia!
Ma dimmi come fate voi altri laggiù a sceglierne una?
A scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra,
un paesaggio da guardare, un modo di morire………?
Tutto quel Mondo addosso

che non sai nemmeno dove finisce e quanto ce n’è…
Ma non avete paura voi di finire in mille pezzi

solo a pensarla quella enormità?
Solo a pensarla… a viverla…!
io ci sono nato su questa nave… e, vedi, anche qui il Mondo passava,
ma a non più di 2000 persone per volta.
E di desideri ce n’erano…
ma non più di quanti ce ne potevano stare su una nave…

tra una prua e una poppa.
Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo.
La Terra è una nave troppo grande per me,

è una donna troppo bella,
è un viaggio troppo lungo,

è un profiumo troppo forte,
è una musica che non so suonare……..

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Un Cavallo nel Cielo…

7 settembre 2008

“Devo seminare anch’io prima che arrivi l’inverno,

anemoni o pochi ciuffi d’erba malata,

progetti di fiori deboli e colorati,

ma che sia qualcosa che riempia questo vuoto…”

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A volte si cambia…

24 settembre 2007

 

 

pinocchio.JPG

 

Com’ero buffo

quand’ero

un burattino…!


(Nella vita a volte si cambia…grazie Amore mio per averci provato….ti amo da morire!)

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Lettera a un bambino mai nato

13 maggio 2007

libro.jpgDa pochi giorni ho finito di leggere un gran bel libro dell’ormai scomparsa Oriana Fallaci: “Lettera a un bambino mai nato”.

Scritto nel 1975 in seguito alla perdita di un figlio, Lettera a un bambino mai nato racconta del travaglio di una donna di fronte a una maternità inaspettata ed è dedicato a tutte coloro che si pongono il dilemma se dare la vita o negarla.

Una delle particolarità di questo libro è il fatto che né la donna, né il bambino, né nessun altro dei personaggi che entrano in gioco abbiano un nome… come se la Fallaci non intendesse spostare l’attenzione del lettore dai sentimenti che quella donna prova, dalle difficoltà di portare in grembo un bimbo e di ritrovarsi sola, senza nessuno che ti aiuti, ma con numerosissime persone pronte a giudicarti.

Dal lungo monologo della donna emerge lo scontro tra la propria mente e il proprio cuore che da subito la obbliga ad una scelta: se accettare il figlio e impegnarsi a crescere con lui. La donna viene sopraffatta dal dilemma se sia giusto costringere qualcuno a venire al mondo solo perché sono millenni che ciò accade; si arrovella nel dubbio se sia giusto far nascere suo figlio costringendolo a vivere in un mondo di infamie ed ingiustizie. Una scelta che la donna crede difficile, che forse non ha il coraggio di prendere da sola e per questo chiede aiuto al figlio stesso, chiedendogli un segno, fosse anche un piccolo calcio a dimostrazione della sua voglia di vita («Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via? […] darei tanto bambino perché tu mi aiutassi con un cenno, un indizio»). Ed il figlio prende la sua tragica decisione: decide di non venire al mondo lasciando che il rimorso e l’angoscia portino inconsapevolmente la madre a seguire un destino altrettanto crudele, rinunciando alla propria esistenza.

Durante i lunghissimi dialoghi la Fallaci porta la donna a confrontarsi con se stessa, a confrontarsi con il piccolo che porta in grembo, a confrontarsi con il mondo esterno rappresentato dal padre del piccolo che prima sfugge alle sue responsabilità per poi ritornare sui suoi passi; dal dottore che prima cerca di convincerla ad abortire e poi la accusa di omicidio quando il bimbo muore; dalla dottoressa che sostiene l’emancipazione femminile e che crede che debba essere il bambino abbastanza forte per mantenere i ritmi della madre; dal datore di lavoro che vede la donna solo come lavoratrice e se ne infischia di quel bambino che per lui è solo un intoppo; dall’amica che crede sia un errore tenere il bambino ma che poi la difende a spada tratta quando la accusano di omicidio; e, infine, dai genitori comprensivi che prima soffrono per l’idea che la figlia sia incinta e poi soffrono per l’idea che il bambino sia morto.

Queste e tante altre implicazioni si intrecciano in questo monologo stupendo, dal finale forse poco a sorpresa, a causa del titolo così ad impatto, ma di certo non scontato.

È la prima opera che mi capita di leggere della Fallaci e devo dire che è stata una fantastica sorpresa.

Non mi resta che dire… Grazie Oriana…