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Lettera a un bambino mai nato

13 maggio 2007

libro.jpgDa pochi giorni ho finito di leggere un gran bel libro dell’ormai scomparsa Oriana Fallaci: “Lettera a un bambino mai nato”.

Scritto nel 1975 in seguito alla perdita di un figlio, Lettera a un bambino mai nato racconta del travaglio di una donna di fronte a una maternità inaspettata ed è dedicato a tutte coloro che si pongono il dilemma se dare la vita o negarla.

Una delle particolarità di questo libro è il fatto che né la donna, né il bambino, né nessun altro dei personaggi che entrano in gioco abbiano un nome… come se la Fallaci non intendesse spostare l’attenzione del lettore dai sentimenti che quella donna prova, dalle difficoltà di portare in grembo un bimbo e di ritrovarsi sola, senza nessuno che ti aiuti, ma con numerosissime persone pronte a giudicarti.

Dal lungo monologo della donna emerge lo scontro tra la propria mente e il proprio cuore che da subito la obbliga ad una scelta: se accettare il figlio e impegnarsi a crescere con lui. La donna viene sopraffatta dal dilemma se sia giusto costringere qualcuno a venire al mondo solo perché sono millenni che ciò accade; si arrovella nel dubbio se sia giusto far nascere suo figlio costringendolo a vivere in un mondo di infamie ed ingiustizie. Una scelta che la donna crede difficile, che forse non ha il coraggio di prendere da sola e per questo chiede aiuto al figlio stesso, chiedendogli un segno, fosse anche un piccolo calcio a dimostrazione della sua voglia di vita («Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via? […] darei tanto bambino perché tu mi aiutassi con un cenno, un indizio»). Ed il figlio prende la sua tragica decisione: decide di non venire al mondo lasciando che il rimorso e l’angoscia portino inconsapevolmente la madre a seguire un destino altrettanto crudele, rinunciando alla propria esistenza.

Durante i lunghissimi dialoghi la Fallaci porta la donna a confrontarsi con se stessa, a confrontarsi con il piccolo che porta in grembo, a confrontarsi con il mondo esterno rappresentato dal padre del piccolo che prima sfugge alle sue responsabilità per poi ritornare sui suoi passi; dal dottore che prima cerca di convincerla ad abortire e poi la accusa di omicidio quando il bimbo muore; dalla dottoressa che sostiene l’emancipazione femminile e che crede che debba essere il bambino abbastanza forte per mantenere i ritmi della madre; dal datore di lavoro che vede la donna solo come lavoratrice e se ne infischia di quel bambino che per lui è solo un intoppo; dall’amica che crede sia un errore tenere il bambino ma che poi la difende a spada tratta quando la accusano di omicidio; e, infine, dai genitori comprensivi che prima soffrono per l’idea che la figlia sia incinta e poi soffrono per l’idea che il bambino sia morto.

Queste e tante altre implicazioni si intrecciano in questo monologo stupendo, dal finale forse poco a sorpresa, a causa del titolo così ad impatto, ma di certo non scontato.

È la prima opera che mi capita di leggere della Fallaci e devo dire che è stata una fantastica sorpresa.

Non mi resta che dire… Grazie Oriana…

 

 

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4 commenti

  1. Oilà! Breve incursione sul tuo blog… per venirti a salutare! CErca di aggiornare, appena puoi il tuo nuovo diario on line! Io corro a nanna… un mega saluto!


  2. Oilà! Insomma, attendiamo di leggere tuoi nuovi post… Cevinzo ritorna a scrivere sul tuo blog!!! E raccontaci tutto sul concerto di Vascoooooo!!!!!!!!!!


  3. ciao …..nn ti conosco…scusa il disturbo ti vorrei kiedere se potresti rimediarmi la lettera di oriana fallacia la bambino mai nato…….mi piacerebbe leggerla ti prego…..un baciooooooooooooooooooooooooo tadb


  4. ciao campione, anche se a te non sembra sei parte dei miei pensieri ogni giorno.
    anche se non posso essere nulla di più …. rimarrò sempre la tua cara amica. TVB



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